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Una frontiera mobile

Una frontiera mobile

Fino al Trattato di Utrecht del 1713, e fino al passaggio di Nizza e della Savoia alla Francia nel 1861, la linea della frontiera non seguiva lo spartiacque alpino. Per molti secoli lo spazio delle Alpi sud-occidentali è stato infatti segnato dalla presenza di più entità territoriali e signorie, che sovente si collocavano a cavallo della catena montuosa: Savoia, Francia e Delfinato, Marchesato di Saluzzo, Contea di Tenda, Marchesato di Ceva, a cui vanno aggiunte le apparizioni di Visconti e d’Angiò, ma anche gli episodi di autogoverno locale, come nel caso della repubblica degli Escartùns – che per circa quattro secoli ha unito la Castellata (l’alta valle Varaita) a Briançon, Queyras, e alle alte valli Susa e Chisone – o della Comunità dei 12 comuni della val Maira.
Una frontiera quindi per lungo tempo mobile, esito dei conflitti legati al controllo delle vie di transito attraverso le Alpi e con il mare Mediterraneo, ma anche dei legami che uniscono le genti alpine dei due versanti della catena, che verrà normalizzata dai grandi stati nazionali soltanto in epoca moderna.
La cartografia ufficiale prodotta a partire dal Cinquecento mostra questo mosaico di stati ed entità territoriali che si giustappongono alla catena alpina; e, nello stesso tempo, mette in evidenza anche il lungo processo conoscitivo che si è dovuto compiere per rappresentare le montagne, uno spazio che era rimasto per molti secoli quasi del tutto sconosciuto.