Ombre
Le testimonianze materiali del lavoro contadino in ambiente montano si ritrovano nei numerosi musei etnografici disseminati nelle valli. Sono strumenti dell’agricoltura povera e non ancora meccanizzata, raccontano in qualche modo una storia che sembra immobile: tradizioni, abitudini, gesti che si sono mantenuti quasi intatti nei secoli; un’economia di auto-sussistenza, senza sviluppo, senza trasformazioni radicali; tipologie di oggetti che si ripetono identiche tra la valle Po e le valli monregalesi, ma non così diversi dalla valle Susa o dalla valle d’Aosta (a titolo di esempio).
E’ stata buona cosa raccoglierli nei musei, schedarli e studiarne gli usi, evitare che finissero come decorazioni di dubbio gusto in qualche giardino o alle pareti delle immancabili “tavernette” nelle “villettopoli” sorte alla periferia non più contadina di città e paesi. Così malamente esposti, questi oggetti (testimoni di una feconda “civiltà del legno”) hanno perso ogni loro significato, per nutrire il sentimento malsano di chi favoleggia su un improbabile bel tempo passato. Il lavoro duro dei contadini e dei montanari e la loro creatività di fronte alla necessità imprescindibile di disporre di strumenti per lavorare la terra, frutto di una millenaria cultura, meritava di meglio.
E meglio ci è parso vederli così come sono oggi che l’agricoltura di montagna è morta: ombre, nient’altro che ombre!
