Le guerre del Novecento
La Prima Guerra Mondiale
Sulle lapidi che i nostri “caduti di tutte le guerre” lo spazio dedicato ai morti di Libia è breve. Non per niente l’espressione popolare “ses pi fol che la guera ‘d Libia” è più bonaria che blasfema. “Una guerra stupida”.
La guerra del 15-18 non è più una guerra stupida, ma un terremoto che sconvolge nel profondo l’intera società contadina.
Il contadino non crede nei “sacri destini della patria”, non capisce gli avvenimenti che stanno bruciando l’Europa. “Il dovere” è l’unico imperativo che la patria gli appiccica frettolosamente sull’uniforme. I tempi sono brevi, la guerra è guerra, quel che conta è disporre di un “materiale umano” che subisca, che si pieghi, che accetti comunque di andare al massacro.
La Seconda Guerra Mondiale
La Guerra fascista ha provocato un’emorragia tremenda, ha bruciato un’intera generazione giovane.
Quasi tutti i contadini-soldati, quasi tutti gli uomini nell’età compresa tra i 20 e i trent’anni sono infatti dispersi o caduti sui vari fronti di guerra. Un’ipoteca pesante che incide sul morale della gente. Ma almeno alcune scelte maturano e diventano punti fermi. Adesso i fascisti sono giudicati “stranieri”, gentaglia più pericolosa dei tedeschi. I partigiani sono i “patrioti”, non “i ribelli”. Anche nell’animo del contadino più pauroso, più agnostico, sta crescendo la rabbia, il gusto della rivincita, il gusto di risentirsi padroni di casa. I bandi tedeschi e fascisti non promettono che disperazione emorte. I giovani sotto leva non rispondono alle chiamate, e la loro non scelta presto o tardi si trasformerà in scelta più o meno cosciente. Non esiste una sola casa contadini che neghi al partigiano un piatto di minestra, una fetta di polenta, una pagnotta di pane. Ogni contadino è un inofmratore prezioso, ma questa solidarietà non sorretta da motivazioni politiche è precaria, condizionata dal terrore delle rappresaglie.
Ma la guerra che coinvolge l’Italia dal 1940 al 1945 è in realtà una serie di tante guerre: quella sul fronte occidentale, della “pugnalata alla schiena” alla Francia; quella del fronte greco-albanese, dove emerge l’impreparazione del nostro esercito; quella della Russia, la tragedia più grande che si traduce in un gigantesco massacro; quella della Resistenza, la guerra partigiana.
