La comunità ritrovata: il ritorno
La mobilità stagionale di una quota importante della popolazione ha condizionato profondamente i ritmi della vita sociale dei villaggi alpini. Il calendario annuale era contraddistinto da una dicotomia tra una stagione caratterizzata dalla dispersione degli abitanti, ed un’altra (generalmente più corta) all’insegna invece della concentrazione, fatta di intensi scambi e segnata da una certa effervescenza.
In generale, le principali ricorrenze festive si collocavano in questo periodo « pieno ». Il ritorno per partecipare alla festa e l’assunzione di un ruolo ufficiale al suo interno si prestavano ad esprimere l’attaccamento alla località di origine ed anche, eventualmente, ad ostentare i proventi del lavoro effettuato al di fuori di essa. A tutti, perfino a chi aveva spostato altrove il baricentro della propria esistenza, l’ambito cerimoniale offriva un canale di comunicazione con la comunità di partenza.
Anche le feste collegate alle tappe del ciclo di vita individuale risentivano del cono d’ombra proiettato dall’emigrazione stagionale. Le celebrazioni dei matrimoni si collocavano spesso nel periodo in cui gli stagionali erano a casa. I riti nuziali prevedevano una articolata coreografia, con la partecipazione dei parenti, dei raggruppamenti giovanili, dell’intera popolazione. Sposarsi in un’altro periodo avrebbe conferito un tono quasi « clandestino » al matrimonio.
