Mappa del Museo Introduzione Le Alpi al Centro Ambiente e Territorio Una crisi di civiltà L'Uomo e le Alpi Le frontiere del futuro
L'Uomo e le Alpi

L'Uomo e le Alpi

Contrariamente a quanto suggeriscono alcuni stereotipi alquanto diffusi sull’immobilismo e sull’arretratezza delle Alpi, la montagna è sempre stata in movimento. La mobilità di vasto raggio costituisce infatti una componente essenziale della società alpina. Nel corso dei secoli la transumanza e le migrazioni periodiche hanno assicurato l’articolazione delle vallate con la pianura, con le metropoli, con regioni anche lontane.
Non si trattava soltanto, né principalmente, di partenze forzate, dettate dal bisogno. Spesso chi abbandonava temporaneamente la propria vallata deteneva delle competenze, possedeva un mestiere e disponeva di reti di relazioni che la lunga tradizione di mobilità aveva permesso di consolidare. Generalmente non si partiva alla ventura, ma si disponeva al contrario di una bussola sociale e culturale che dirigeva gli spostamenti. Lo spazio di riferimento delle comunità alpine risultava così più vasto del loro territorio. Ogni villaggio aveva la sua diaspora, e robuste forze centripete che, anno dopo anno, ritmavano i ritorni stagionali.
Oltre ad « esportare » una quota importante della propria popolazione, la montagna è stata tutt’altro che impermeabile nei confronti delle incursioni provenienti dall’esterno. Le Alpi sono state costantemente attraversate : da militari, artisti, commercianti, pellegrini… Una folla variegata che ha lasciato tracce cospicue nel paesaggio e nella cultura delle valli.
Negli ultimi secoli la montagna è stata « scoperta » ed appropriata da un’élite urbana che l’ha percorsa e reinventata, alla ricerca di acque rigeneratrici, prede selvagge e cime inesplorate. Le vallate si trasformano così in un luogo di svago, dov’è possibile cercare il contatto con un mondo primigenio, naturale, intatto. Sono i prodromi dell’attuale turismo di massa.