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L'infrastrutturazione del territorio

L'infrastrutturazione del territorio

Uno degli elementi più evidenti della metamorfosi generata dai processi di modernizzazione è quello relativo alle infrastrutture ferroviarie, stradali e idroelettriche che progressivamente, a partire dalla fine dell’Ottocento, verranno a segnare il paesaggio delle vallate.
Nel 1882 viene aperto il tunnel stradale del Tenda – unica opera di questo genere fino alla costruzione di quello del Monte Bianco –, un sogno inseguito da quasi tre secoli. Già nel 1612, nel quadro dei ciclopici lavori di sistemazione (si pensi al tratto delle Gorge di Saorgio) della strada tra Cuneo e Nizza a opera di Carlo Emanuele I, era infatti stato progettato un avveniristico traforo sotto il colle, ma i lavori, appena iniziati, erano stati sospesi. Stessa sorte era toccata a un analogo tentativo compiuto alla fine del Settecento.
Ma centrale è la  vicenda della ferrovia Cuneo-Nizza. Il 1 giugno 1891 entra in funzione la tratta fino a Limone, il 1 ottobre il nuovo tunnel del Tenda, ma bisognerà attendere il 30 ottobre 1928 per l’inaugurazione dell’intera linea. Con le sue gallerie elicoidali, i suoi ponti e viadotti, la Cuneo-Nizza costituisce uno dei casi più significativi in tema di ferrovie alpine. La linea sarà inoltre fondamentale per il decollo turistico della valle Vermenagna e di Limone. Intanto, negli anni successivi all’Unità d’Italia, venivano dichiarate nazionali le strade del Tenda e del colle della Maddalena, a cui si aggiungerà nel Novecento quella della Val Maira.
Il Novecento è però anche il secolo della costruzione delle dighe e degli impianti idroelettrici. Il primo è quello della valle Maira, realizzato negli anni ’10, a cui seguiranno quelli della val Varaita (costruito tra gli anni e ’30 e ‘40 ), valle Stura e vallone dell’Arma (anni ’50), valle Gesso (incominciato negli anni ’60). Proprio gli impianti idroelettrici della valle Gesso daranno vita alle prime proteste di carattere ecologista. Le infrastrutture, dopo la stagione eroica della conquista tecnologica della montagna di fine Ottocento e inizio Novecento, in cui erano viste come un’opportunità per favorire gli scambi e rompere l’isolamento, iniziano a essere percepite come un problema ambientale.