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Le strade del sale - Il Buco di Viso

Le strade del sale - Il Buco di Viso

Il Buco di Viso
Nella seconda metà del XV secolo, l’importanza dei passi alpini occidentali era evidente. I tre valichi principali (il Piccolo San Bernardo, il GranSan Bernardo e il Moncenisio) erano in mano ai Savoia. Il quarto (il Monginevro) era da poco pervenuto in mano alla Francia (1456) dopo essere appartenuto, per lungo tempo, al Delfinato.
Il Marchesato di Saluzzo era una stato chiuso, le vie di comunicazione non permettevano una politica economica, diplomatica e strategica come, invece, potevano permettersi i Savoia.
Per di più il Marchesato non possedeva saline e la carenza si confermava di gravità eccezionale vista l’economia locale impostata sull’agricoltura e sulla pastorizia che « consumava » 5000 olle l’anno di sale, quasi interamente tassate dalla dogana sabauda.
Ma non era soltanto questione di sale. Una varietà cospicua di merci veniva trasportata dal Delfinato e dalla Provenza e viceversa : olio, metalli grezzi, tessuti e drappi spagnoli, ovini del midi provenzale, asini per farne salumi, tele, cordami e riso.
Fu proprio la constatazione di questa crescente importanza ad aguzzare l’ingegno del Marchese di Saluzzo Ludovico II. Fu lui che pensò di rendere praticabile un angusto passaggio posto nel gruppo del Monviso che, grazie al relativo spessore della roccia, si sarebbe potuto traforare con un tunnel.
Il traforo, nelle intenzioni del Marchese, evitava la parte più pericolosa del Colle delle Traversette, ponendosi a 2950 metri, tra lo scosceso Monte Granero (m. 3171) e le Rocce Fourioun (m. 3136) in prossimità del crinale alpino che separa l’alto bacino del Po da quello del Guil.
Dopo essersi accordato con il Parlamento di Grenoble per la stesura di un capitolato d’opera, con René d’Anjou Re di Napoli (e ultimo Conte di Provenza) per l’estrazione del sale dalle ricche saline di Vauduch, Ludovico II ottenne dall’Imperatore Federico III l’autorizzazione ad imporre egli stesso gabelle su tale via.
Ludovico II diede il via alla perforazione delle Traversette mobilitando due abili imprenditori d’opera (Martino di S. Albano e Baldassarre di Piasco) e, nel febbraio del 1481, potè rendere agibile il « buco del sale » nelle dimensioni prestabilite (secondo cioè il contratto stipulato il 7 febbraio 1478), alto quanto un uomo in groppa a un mulo e largo da poter lasciare passare un asino con due carichi di sale pendenti ai lati.