Un'emigrazione senza ritorno
Il Novecento registra un veloce e inarrestabile processo di spopolamento della montagna cuneese. Quell’emigrazione temporanea (in particolare verso la Francia) che aveva storicamente caratterizzato le vallate diventa emigrazione permanente, cioè senza ritorno.
Nel 1901 il territorio montano cuneese conta 253.375 abitanti, nel 1971 – a emorragia pressoché compiuta – ne rimangono appena 127.701, cioè circa la metà. Ma il fenomeno è molto più traumatico se si escludono i comuni di fondovalle, che beneficiano di un sostegno demografico da parte di chi, pur lavorando in città, continua ad abitare ai piedi delle montagne.
La stessa parabola discendente si registra nei singoli comuni delle vallate, con dati impressionanti per i centri delle alte valli: nel 1861 Argentera, il più alto comune della Valle Stura, conta 1158 abitanti, nel 1971 sono diventati 122, e 97 nel 1981; Castelmagno, in alta Valle Grana, passa dai 1310 abitanti del 1861 ai 186 del 1971; Acceglio, in cima alla Valle Maira, passa dai 2054 abitanti del 1861 ai 509 del 1971 e ai 355 del 1981. Fenomeni analoghi si ripetono nel Saluzzese, nel Monregalese e nell’alta Langa.
